Nota programmatica di accompagnamento alla presentazione di “Vite a Basso Costo – documento del CNCA sullo Sfruttamento lavorativo e il contrasto al caporalato” – Aula Consiliare di Marigliano 18/03/2025.
Queste brevi note si propongono di mettere in evidenza lo sguardo e le posture che noi consideriamo più efficaci nella costruzione delle azioni di inclusione e tutela dei diritti delle persone ad alto rischio di marginalità e di esclusione sociale nell’area vesuviana. E precisiamo che le specifiche azioni qui suggerite, come pure gli obiettivi programmatici ad esse collegate, provengono dalle concrete esperienze che la Rete Vesuviana Solidale ha posto in essere nel tempo, attraverso molteplici e quotidiane pratiche di tutela dei diritti.Con questo scritto puntiamo a rendere pubbliche le attività medesime della Rete Vesuviana Solidale sia per l’immediato che per il prossimo futuro, e sollecitiamo, al contempo, una più operativa interlocuzione con le istituzioni locali e regionali, che parta dalle effettive criticità dell’area vesuviana e dai concreti percorsi di solidarietà che già si muovono sul territorio.
1. Accoglienza ed Emergenza abitativa per soggetti a forte rischio vulnerabilità ed in condizione di povertà e sfruttamento lavorativo
L’area Vesuviana che va da Pomigliano d’Arco fino Nola, e da Somma Vesuviana a Poggiomarino, non vede alcuna presenza di strutture di accoglienza a bassa soglia. Inoltre, nell’unico dormitorio esistente, quello della Caritas di San Giuseppe Vesuviano, non è previsto né l’accesso in emergenza e né l’accoglienza a bassa soglia. Esistono Centri di Accoglienza specifici (CAS, SAI, Case Rifugio), ma l’assenza di un Centro a bassa soglia da cui poter partire per un percorso di “presa in carico” finalizzato alla riconquista dell’autonomia esistenziale rende molto difficili sia l’intervento solidale di prossimità e sia la stessa interazione con le persone in stato di forte vulnerabilità.La nostra azione di solidarietà verso le persone di origine migrante in condizione di sfruttamento lavorativo avviene in una zona tristemente famosa per essere la capitale dei “Flussi Truffa” (qui un articolo scritto dal POST che ben chiarisce la situazione dell’area vesuviana: https://www.ilpost.it/2026/01/27/decreto-flussi-truffati-napoli/ ). Segnaliamo inoltre il Servizio realizzato da TV2000 nella trasmissione “Siamo Noi” sul nostro Sportello di Poggiomarino: Siamo Noi (Tv2000) -Truffe ai migranti: https://www.youtube.com/watch?v=hrYCPwcoj3k&t=24s, che sottolinea proprio l’urgenza di strutture di accoglienza a bassa soglia come primo passo per sottrarre i migranti alla forza del ricatto abitativo, utilizzato cinicamente come formidabile strumento di costrizione ai fini dello stesso sfruttamento lavorativo. Insistiamo sulle strutture di accoglienza a bassa soglia perché la loro presenza sarebbe davvero importante negli interventi con le persone richiedenti asilo. Infatti, se prima era comunque possibile intervenire attraverso l’accoglienza SAI, oggi si è determinato un blocco pressoché insormontabile. L’attuale dispositivo normativo, infatti, esclude i richiedenti asilo dai progetti SAI e dà loro unicamente la possibilità di accedere al sistema CAS (sistema che, almeno nella provincia di Napoli, non consente alcuna reale segnalazione da parte dei territori, in quanto tutti i posti sono opzionati dalla prefettura in una condizione di saturazione evidente del sistema stesso). Di fatto, noi viviamo una sostanziale impossibilità di poter intervenire su questa specifica prima linea del bisogno, la quale alimenta continuamente la stessa dinamica dello sfruttamento e dei percorsi di marginalizzazione. E va aggiunto che l’assenza di strutture a bassa soglia è drammatica non solo per le persone notoriamente sballottate tra ricatto abitativo e sfruttamento intensivo, ma anche per le persone in forte progressione di marginalità (per lo più italiane), che già vivono in contesto di disagio abitativo e di povertà acclarata. Proprio in riferimento a queste “sofferenze normali”, e in particolare rispetto a non pochi casi di indigenza estrema, è da molti anni che noi assistiamo alla impossibilità, da parte dei servizi sociali, di poter strutturare interventi calibrati e di effettiva presa in carico. Di fatto, pur se animata dalle migliori intenzioni, la loro azione si blocca subito con la obiettiva impossibilità di rispondere positivamente al primo bisogno emergenziale, e cioè quello abitativo. Noi riusciamo a fare qualche passo in più poiché la nostra piccola Rete ha a disposizione 2 posti letto (in un’unica stanza) autogestiti ed autofinanziati per l’accoglienza di persone che non rientrano in percorsi di accoglienza strutturata. E questi due posti sono stati fondamentali negli ultimi anni perché ci hanno permesso di intervenire su situazioni di forte marginalità (tutte segnalate peraltro dai servizi sociali comunali, i quali si sono rivolti a noi proprio per l’assenza di risposte dai servizi di ambito e dai servizi sanitari). Per alcune di queste persone, questo nostro rispondere in qualche modo al loro bisogno abitativo ha permesso un percorso di reale miglioramento, che le ha davvero restituite, in tempi tutto sommato rapidi, all’autonomia lavorativa e di vita.
L’accoglienza a bassa soglia è dunque, a nostro avviso, la prima urgenza di questo territorio sul versante delle difficoltà abitative. La nostra idea è che occorrerebbe prevedere per ogni ambito territoriale dell’area vesuviana (o per interambito, dove possibile grazie ai collegamenti EAV) un centro per l’accoglienza a bassa soglia diversificato per categorie di beneficiari. A concretizzare un simile obiettivo, sappiamo già che non basterebbero i fondi degli ambiti legati alla gestione delle povertà estreme del PON INCLUSIONE. Ed è per superare questa strettoia che proponiamo ai nostri interlocutori di costruire un vero e proprio “tavolo di co-progettazione”, che per prima cosa metta in collegamento tra loro le strutture di accoglienza informale e della presa in carico sociale delle persone a forte rischio vulnerabilità (e pensiamo che occorrerebbe coinvolgere, a tal fine, soprattutto le realtà religiose, le quali, come la nostra stessa esperienza insegna, sono spesso proprietarie di strutture chiuse e sostanzialmente inutilizzabili. Si tratta di strutture disseminate in tutto il territorio vesuviano, che potrebbero trasformarsi in autentiche risorse a costi contenuti. Una esperienza di questo tipo noi l’abbiamo già fatta con le DOCCE SOCIALI e l’EMPORIO SOCIALE di Marigliano, che abbiamo realizzati in fattiva sinergia con l’ordine delle Suore Elisabettine Bigie). Peraltro, un compito particolarmente urgente del “tavolo” dovrebbe consistere in una rapida inchiesta finalizzata alla mappatura puntuale dei bisogni territoriali su cui calibrare gli interventi. Per dirla in chiaro, dovremmo assolutamente evitare situazioni alquanto paradossali come nel caso dell’ultimo avviso della Regione sulla identificazione di alloggi per le vittime di sfruttamento lavorativo, avviso che chiedeva solo ai comuni di mettere a disposizione le strutture per l’accoglienza emergenziale. Questa iniziativa della Regione, pur essendo meritoria dal punto di vista della “visione”, è andata deserta in quasi tutti i territori dell’area vesuviana proprio per l’assenza di strutture comunali idonee. Aprire esplicitamente gli avvisi di questo tipo alla partecipazione del privato sociale e religioso potrebbe portare invece a tutt’altri esiti. E del resto, proprio noi ne abbiamo dato prova con una nota di interesse inviata in riferimento alla richiesta pervenuta ai soli comuni. Con quella nota mettevamo comunque a disposizione dell’azione regionale le nostre specifiche strutture. Vogliamo, inoltre, richiamare l’attenzione a proposito dei beni confiscati, per i quali riteniamo che occorrerebbe una ridefinizione maggiormente aperta verso le realtà territoriali del privato sociale, e ciò proprio al fine di trasformarli in risorsa nel migliore dei modi. Il Comune di Marigliano – dove a oggi esistono in maniera diffusa e autorganizzata diversi spazi ed esperienze consolidate per la presa in carico di persone a forte vulnerabilità (tra esse, la mensa della Caritas e le docce sociali) -, ha visto nell’ultimo mese la confisca di due grandi patrimoni immobiliari. Tali strutture sono state destinate dalla Prefettura al potenziamento delle strutture dei tutori dell’ordine, senza alcun passaggio di ascolto e interlocuzione con il territorio. È una modalità di intervento che rischia, pur senza volerlo, di mettere nell’angolo proprio le pratiche di accoglienza emergenziale abitativa a bassa soglia, già fortemente segnate da difficoltà di ogni tipo. In altre parole, sull’allocazione più opportuna dei beni confiscati riteniamo indispensabile una valutazione quanto più condivisa possibile.
2. L’accesso all’Iscrizione Anagrafica di prossimità ed alla Residenza Virtuale
La nostra Rete Sociale ha costruito una proposta specifica di intervento sull’accesso all’Iscrizione anagrafica per le persone prive di residenza e in condizione di sfruttamento. E tale proposta è stata già presentata in diversi comuni dell’area nolana. La alleghiamo al seguente link: https://drive.google.com/file/d/10J-Pm0qKx7bnZvo8u1hG-xiFJJzWR6ca/view?usp=sharing
Chiunque abbia avuto a che fare col dramma esistenziale dei migranti sa bene che un reale percorso di contrasto allo sfruttamento lavorativo e al fenomeno del caporalato, come anche la costruzione di interventi di contrasto alle quotidiane dinamiche di marginalizzazione delle persone richiedenti asilo e/o in fase di regolarizzazione del permesso di soggiorno, necessita di uno specifico e preliminare ragionamento legato alla iscrizione anagrafica. Senza il possesso di una anagrafe che definisca la persona in qualche modo, sia pure temporaneamente, ogni percorso di inclusione sociale per soggetti in forte stato di marginalizzazione e emergenza abitativa rimane sospeso a mezz’aria. L’assenza di iscrizione anagrafica pregiudica, infatti, una serie di strumenti indispensabili per l’accesso al mondo del lavoro. Qui di seguito una sintetica e parziale elencazione:
1. L’assenza di iscrizione anagrafica impedisce l’apertura di un conto corrente; e l’assenza di un conto corrente non consente la registrazione di alcun contratto di lavoro regolare (se non si compila infatti il campo “IBAN” con un conto intestato al titolare del contratto di lavoro non è possibile completare alcuna comunicazione UNILAV);
2. La mancanza di una iscrizione anagrafica impedisce anche l’iscrizione al Sistema Sanitario, e in alcuni casi pregiudica l’Esenzione Sanitaria e l’accesso a piani terapeutici;
3. Senza iscrizione anagrafica non si risolve la problematica della OMOCODIA nel rilascio del codice fiscale, la qual cosa fa sì che molte persone di origine migrante siano in possesso di soli codici fiscali numerici, i quali non consentono l’apertura di conti correnti e spesso neanche la registrazione di contratti di locazione;
4. La mancanza di iscrizione anagrafica pregiudica anche l’accesso a importanti contributi di sostegno economico per le persone aventi diritto, e causa anche il blocco di alcune prestazioni essenziali come l’assegno di invalidità, l’Assegno di Inclusione PER e l’accesso ai bonus regionali e comunali;
In sintesi, la mancanza dell’iscrizione anagrafica pregiudica in partenza ogni iniziativa di fuoriuscita dallo sfruttamento lavorativo; e l’inclusione reale delle persone in forte stato di marginalità si rivela velleitaria e legata alla sola disponibilità di accoglienza in strutture che possano fornire un alloggio comprensivo di iscrizione anagrafica. Nella nostra esperienza abbiamo toccato con mano come nella gran parte dei casi non sia necessaria una presa in carico globale quanto piuttosto l’assistenza fattiva nell’accesso agli strumenti reali per l’inclusione sociale. Come è appunto l’iscrizione anagrafica.
La nostra proposta per l’accesso all’iscrizione anagrafica di prossimità per le persone vittime di sfruttamento lavorativo e/o in situazione di grave marginalità va nella direzione di messa a sistema di alcune buone prassi già attive in alcuni comuni italiani, come quella relativa all’iscrizione anagrafica per i “senza fissa dimora” attivata dal Comune di Napoli. Sull’esempio di tali buone pratiche abbiamo stipulato una convenzione con il Comune di Marigliano di formale riconoscimento della residenza di prossimità presso il nostro Sportello di Marigliano per le persone prese in carico nel percorso di emersione dallo sfruttamento e dalla vulnerabilità. Tale convenzione parte dal principio di “dimora abituale” posto alla base del concetto di residenza, la quale, come delineato negli ultimi trent’anni dalla normativa italiana, “va interpretata come presenza ininterrotta sul territorio del comune, in quanto a nulla rilevano quegli spostamenti che, seppur frequenti (per lavoro o per qualsiasi ragione), non hanno la conseguenza di inficiare l’elezione di un determinato luogo a centro delle proprie relazioni familiari e sociali”. Per approfondire la questione rimandiamo alle linee guida da noi realizzate e allegate alla convenzione stipulata con il Comune di Marigliano (si possono visionare al link: https://drive.google.com/file/d/11TM17woM1K98Euyu6KWCriqU5S2aft14/view?usp=sharing
Vogliamo anche ricordare come proprio il tema dell’accesso alla Residenza sia stato, tra l’altro, al centro delle questioni affrontate nell’assemblea del Social Forum per l’Abitare tenutosi a Napoli nel 2025 in uno con la campagna “Sei la Mia Città” (qui il manifesto locale sottoscritto da decine di associazioni e realtà sociali https://socialforumabitare.it/wp-content/uploads/2026/01/MANIFESTO-delle-RETI-TERRITORIALI_NAPOLI_SOCIAL_FORUM_ABITARE.pdf ) (e qui l’appello nazionale “Sei la Mia Città” – Campagna sul diritto alla residenza: https://www.emergency.it/comunicati-stampa/sei-la-mia-citta-la-campagna-sul-diritto-alla-residenza-a-milano/ )
In conclusione, per favorire la disseminazione e la replica delle buone pratiche attivate nel comune di Marigliano, e a breve anche nel comune di Poggiomarino, è indispensabile un’esplicita azione istituzionale, che veda la Regione e gli Ambiti Sociali formalmente impegnate a garantire la possibilità di fornire ai soggetti svantaggiati di cui stiamo parlando delle apposite iscrizioni anagrafiche riferite a Sportelli e associazioni qualificate. Sul modello, in sostanza, delle Centrali di Posta e degli Sportelli per i senza fissa dimora.
