Il 23/04/2026 abbiamo inviato una richiesta di incontro alla Prefettura di Napoli, alla Questura di Napoli, alla Regione Campania ed alla Città Metropolitana di Napoli. Chiediamo un incontro per discutere le ragioni del presidio del 1 Maggio. Questa è la nostra piattaforma.
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Al Signor Prefetto di Napoli
Al Signor Questore di Napoli
Al Dirigente dell’Ufficio Immigrazione della Prefettura di Napoli
Alla Dirigente dell’ Ufficio Immigrazione della Questura di Napoli
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Al Sindaco della Città Metropolitana di Napoli – dott. Gaetano Manfredi
Al Presidente della Regione Campania – dott. Roberto Fico
OGGETTO: Richiesta di incontro al fine di illustre le ragioni del PRESIDIO DEI LAVORATORI INVISIBILI organizzato dalla Rete Vesuviana Solidale in occasione del Concentramento del Primo Maggio organizzato dai Sindacati Confederali e dalla FLAI CGIL Campania.
Gentilissime/i,
Il Primo Maggio la nostra Rete Sociale – che raccoglie Associazioni e Movimenti dell’Area Vesuviana e della Provincia di Napoli ed è particolarmente attiva nel contrasto allo sfruttamento lavorativo, al caporalato e alle situazioni di esclusione sociale delle persone migranti – sarà in piazza Municipio a Napoli con l’iniziativa “Presidio dei lavoratori invisibili – vogliamo lavoro dignitoso, soggiorno, residenza, accesso all’abitare e alla salute!”.
È con questa iniziativa che parteciperemo alla mobilitazione organizzata dai sindacati confederali e dalla FLAI CGIL per le celebrazioni del Primo Maggio.
Intendiamo in particolare richiamare l’attenzione pubblica sullo sfruttamento sistematico delle persone di origine migranti che arrivano in Italia con il Decreto Flussi.
Abbiamo già pubblicamente denunciato le storture del Decreto Flussi e le sue pesantissime conseguenze sulla vita delle persone che abitano nell’area vesuviana, come si può facilmente evincere dall’articolo redatto da ilpost.it e dal servizio di TV2000 allegati alla presente. Queste due ampie narrazioni giornalistiche sono state realizzate proprio a partire dal nostro quotidiano lavoro di sportello di contrasto allo sfruttamento lavorativo e al caporalato:
- link articolo de IL POST: https://www.retevesuvianasolidale.it/la-capitale-delle-truffe-legate-al-decreto-flussi/
- link servizio di TV2000:
È superfluo ricordare che sono davvero tante le persone vittime delle truffe perpetrate in connessione col Decreto Flussi. Anzi, non è esagerato dire che nella provincia di Napoli è una prassi consolidata. Nonostante gli arresti continuativi (molti dei quali proprio nell’area vesuviana) è un fenomeno in espansione. Oltre a tradursi in profitti illeciti immediati, è una prassi che rafforza le condizioni costitutive dello sfruttamento e della marginalità, alimentando le masse di manovalanza per le pratiche di caporalato.
È per contrastare tutto questo che il primo punto rivendicato dal nostro presidio è la richiesta di un permesso di soggiorno per attesa occupazione, da rilasciare a tutte le persone vittime di questo sistema.
La condizione di marginalità e di condanna al lavoro nero più spietato colpisce tuttavia non solo i truffati, ma anche moltissime persone che hanno fatto regolare richiesta di asilo. La loro marginalità è dovuta soprattutto alla impossibilità di accedere a un regolare contratto di lavoro: non per la mancanza di un permesso di soggiorno ma proprio perché non possono esibire una iscrizione anagrafica che permetta loro di possedere un conto corrente. E, come è noto, il possesso di un conto corrente è indispensabile per poter stipulare un reolare contratto di lavoro e finanche per accedere pienamente al diritto alla salute. Come ha ben specificato l’ISTAT nel volume “L’Iscrizione anagrafica per domicilio – persone senza fissa dimora e categorie equiparate” :
- L’istituto della residenza ha assunto un ruolo sempre più significativo per l’esercizio dei diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione; attualmente esso costituisce non solo il legame giuridico, ma anche politico, sociale ed economico tra il singolo e la comunità territoriale alla quale appartiene. La residenza, formalizzata dall’iscrizione anagrafica, rappresenta un fattore di integrazione dell’individuo in un determinato contesto territoriale, il quale assume particolare rilevanza per i soggetti più deboli, che rischiano di essere esclusi dalla rete dei servizi e dell’assistenza, dall’economia e, più in generale, dalla vita stessa di collettività che insiste su un dato territorio. La residenza quindi, in certi casi ancora più della cittadinanza, rappresenta un elemento integrante lo stato giuridico della persona, garantendo al soggetto una precisa identità. Le due condizioni, residenza anagrafica e residenza effettiva, dovrebbero coincidere, anzi il perseguimento di tale equivalenza costituisce la funzione fondamentale affidata all’ufficiale d’anagrafe (art. 4 della legge anagrafica). Pertanto, coloro che sfuggono alla registrazione anagrafica risultano privi della sola residenza anagrafica, non di quella effettiva, che è uno stato di fatto; tuttavia, è proprio la mancanza di iscrizione anagrafica che finisce, di fatto, per impedire l’esercizio di diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione.
Il rapporto dell’ISTAT continua ben specificando i diritti negati dall’assenza di iscrizione anagrafica:
- Diritto all’identità: L’iscrizione anagrafica rende effettivo il diritto al nome e alla propria identità personale, nonché la protezione dei propri dati personali, secondo le leggi nazionali ed europee sulla privacy e la protezione dei dati. Rende quindi possibile ottenere gli strumenti elettronici di accesso online per colloquiare con la Pubblica amministrazione (Spid3 , Cie, domicilio digitale), conseguire la patente di guida italiana o ottenere la conversione della patente di guida estera (art. 118-bis del Codice della strada);
- Diritto alla salute: come stabilito dall’art. 32, comma 1 della Costituzione: “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. La mancanza dell’iscrizione anagrafica non consente di accedere al Servizio sanitario nazionale, di eleggere il medico di base e di usufruire delle prestazioni offerte da un sistema di strutture e servizi che hanno lo scopo di garantire a tutti i cittadini, in condizioni di uguaglianza, l’accesso universale all’erogazione equa delle prestazioni sanitarie, in attuazione dell’art.32 della Costituzione;
- Diritto al lavoro: come sancito dall’art. 4, comma 1 della Costituzione: “la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. La mancata iscrizione anagrafica può impedire o rendere molto difficoltoso l’avvio di un’attività lavorativa e perfino il diritto allo svolgimento di un lavoro dipendente. Senza la residenza non ci si può, infatti, iscrivere al Centro per l’impiego; risulta più difficile ottenere documenti necessari per l’assunzione;
Non è necessario, poiché sono facilmente intuibili, dilungarci sulle storture, sui veri e propri giri a vuoto cui sono obbligati i migranti che noi assistiamo ogni giorno.
È esattamente col proposito di contrastare quantomeno i più evidenti “piccoli inferni kafkiani” che affollano le giornate dei migranti che noi abbiamo iniziato un’azione di informazione presso tutti i comuni dell’Area Vesuviana sull’Istituto della residenza anagrafica di prossimità.
Ma quello che riusciamo a fare noi non può ovviamente bastare. La nostra richiesta è perciò che l’azione di sensibilizzazione sull’Istituto della residenza anagrafica di prossimità assuma una esplicita rilevanza istituzionale, e divenga oggetto di attenzione e azione da parte della Prefettura e delle Autorità di Pubblica Sicurezza anche in contrasto alle azioni criminali legate alla vendita di residenze che hanno tristemente caratterizzato le notizie degli ultimi anni relative all’area vesuviana.
L’Istituto dell’Iscrizione anagrafica di prossimità è un atto di civiltà, del resto già patrimonio dei grandi centri urbani a cominciare dal comune di Napoli. E recentemente anche altri piccoli comuni, come Marigliano, hanno iniziato a dotarsi di un tale strumento proprio al fine di rendere effettivo il diritto alla residenza. E la nostra richiesta è che tali esperienze divengano prassi consolidata per tutta la provincia di Napoli.
La nostra Rete con questo presidio vuole inoltre stigmatizzare la pratica, a nostro avviso illegittima, degli istituti bancari della provincia di Napoli. Ci riferiamo alla mancata apertura di conti correnti per persone sprovviste di residenza anagrafica.
Il reiterato diniego di accendere Conti correnti ai migranti avviene nonostante una non equivoca disposizione regolamentare in merito, che a partire dall’articolo 126 del Testo Unico Bancario specifica:
· Le banche, la società Poste italiane s.p.a. e gli altri prestatori di servizi di pagamento abilitati ad offrire servizi a valere su un conto di pagamento sono tenuti, limitatamente ai servizi di pagamento che essi offrono ai consumatori, a offrire un conto di pagamento denominato in euro con caratteristiche di base, “conto di base”. Tutti i consumatori soggiornanti legalmente nell’Unione europea, senza discriminazioni e a prescindere dal luogo di residenza, hanno diritto all’apertura di un conto di base nei casi e secondo le modalità previste dalla presente sezione. Ai fini della presente sezione, per consumatore soggiornante legalmente nell’Unione europea si intende chiunque abbia il diritto di soggiornare in uno Stato membro dell’Unione europea in virtù del diritto dell’Unione o del diritto italiano, compresi i consumatori senza fissa dimora e i richiedenti asilo ai sensi della Convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951 relativa allo status dei rifugiati, del relativo protocollo del 31 gennaio 1967 nonché ai sensi degli altri trattati internazionali in materia” (fonte: Ministero dell’Interno https://integrazionemigranti.gov.it/it-it/Ricerca-news/Dettaglio- news/id/2572/Che-cose-il-conto-corrente-di-base-Un-richiedente-asilo-puo-aprirlo )
Tale obbligatorietà è stata inoltre ribadita dalla circolare del 19 aprile 2019 dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI) e da una comunicazione interna di Poste Italiane (Comunicazione 129 del 10/06/2019). Entrambe riconoscono che sia il permesso di soggiorno per richiesta asilo che la ricevuta attestante la presentazione della richiesta di protezione internazionale costituiscono validi documenti di riconoscimento (Art. 4, commi 1 e 3, d.lgs 142/2015) e quindi idonei per l’identificazione del cliente ai fini dell’apertura di un conto corrente di base.
Malgrado ciò, è tuttora impossibile a qualsiasi persona di origine migrante sprovvista di residenza anagrafica riuscire autonomamente ad aprire un conto corrente negli istituti bancari e postali dell’area vesuviana. Negli Uffici Postali dove siamo intervenuti per far valere il buon diritto delle persone, ancora adesso, dopo oltre due mesi dalla conclusione della pratica, si è sempre in attesa di poter ritirare la propria carta bancaria.
È una situazione insostenibile. E per risolverla, chiediamo la convocazione di un tavolo interistituzionale che coinvolga gli istituti di crediti e le istituzioni locali che subiscono il peso di questi disservizi in termini di insicurezza sociale. La questione è piuttosto semplice nella sua drammaticità: senza un conto corrente non è possibile accedere ad un lavoro regolare e senza lavoro regolare non è possibile accedere al mercato regolare degli alloggi in locazione.
Inoltre la nostra Rete sociale denuncia la drammatica situazione dell’accesso all’abitare per le persone in condizione di vulnerabilità e marginalità. L’area Vesuviana che va da Pomigliano d’Arco fino Nola e da Somma Vesuviana a Poggiomarino è del tutto priva di strutture di accoglienza a bassa soglia. E nell’unico dormitorio esistente, quello della Caritas di San Giuseppe Vesuviano, non è previsto né l’accesso in emergenza e né l’accoglienza a bassa soglia. Esistono Centri di Accoglienza specifici (CAS, SAI, Case Rifugio), ma l’assenza di un Centro a bassa soglia da cui poter partire per un percorso di “presa in carico” finalizzato alla riconquista dell’autonomia esistenziale rende molto difficili sia l’intervento solidale di prossimità e sia la stessa interazione con le persone in stato di forte vulnerabilità.
Le strutture di accoglienza a bassa soglia costituiscono primo passo per sottrarre i migranti alla forza del ricatto abitativo, che viene regolarmente e cinicamente utilizzato come formidabile strumento di costrizione ai fini dello stesso sfruttamento lavorativo.
Insistiamo sulle strutture di accoglienza a bassa soglia perché la loro presenza sarebbe davvero importante negli interventi con le persone richiedenti asilo. Infatti, se prima era comunque possibile intervenire attraverso l’accoglienza SAI, oggi si è determinato un blocco pressoché insormontabile. L’attuale dispositivo normativo esclude infatti i richiedenti-asilo dai progetti SAI e dà loro unicamente la possibilità di accedere al sistema CAS (sistema che, almeno nella provincia di Napoli, non consente alcuna reale segnalazione da parte dei territori, in quanto tutti i posti sono opzionati dalla Prefettura in una condizione di saturazione evidente del sistema stesso). In concreto, noi viviamo quotidianamente la sostanziale impossibilità di poter intervenire su questa specifica prima linea del bisogno, la quale alimenta continuamente la stessa dinamica dello sfruttamento e dei percorsi di marginalizzazione.
E va aggiunto che l’assenza di strutture a bassa soglia è drammatica non solo per le persone notoriamente sballottate tra ricatto abitativo e sfruttamento intensivo, ma anche per le persone in forte progressione di marginalità (per lo più italiane), che già vivono in contesto di disagio abitativo e di povertà acclarata. Proprio in riferimento a queste “sofferenze normali”, e in particolare rispetto a non pochi casi di indigenza estrema, è da molti anni che noi assistiamo all’impossibilità, da parte dei servizi sociali, di poter strutturare interventi calibrati e di effettiva presa in carico. Di fatto, pur se animata dalle migliori intenzioni, la loro azione si blocca subito per la obiettiva impossibilità di rispondere positivamente al primo bisogno emergenziale, e cioè quello abitativo.
L’accoglienza a bassa soglia è dunque, a nostro avviso, la prima urgenza di questo territorio sul versante delle difficoltà abitative. La nostra idea è che occorrerebbe prevedere, per ogni ambito territoriale dell’Area Vesuviana (o per inter-ambito, dove possibile grazie ai collegamenti EAV), un centro per l’accoglienza a bassa soglia diversificato per categorie di beneficiari.
Per inciso, vogliamo sottolineare come la condizione di marginalità e di forte vulnerabilità abitativa e lavorativa sia anche conseguenza dei tempi di attesa per il rinnovo dei permessi di soggiorno. E in aggiunta è chiaro che il disservizio obiettivo del servizio PRENOTAFACILE pesa ulteriormente sulla vita quotidiana di queste persone.
I tempi di attesa per il rinnovo/rilascio del permesso di soggiorno sono infatti un elemento che determina forti difficoltà nei luoghi di lavoro e soprattutto nell’accesso all’abitare, specie se non sono supportati da ricevuta di appuntamento (caso molto comune per i rinnovi del PDS di richiesta-asilo da quando la piattaforma non rilascia più appuntamenti se non su “richiesta di parte” a mezzo PEC). Tra i motivi per cui saremo il Primo Maggio in piazza c’è perciò anche la sollecitazione del pieno ripristino delle funzionalità della piattaforma PRENOTAFACILE. Chiediamo, in particolare, che si preveda anche l’attivazione dei profili per gli enti, in modo da fermare un mercato specializzato, sommerso e florido, che “vende” appuntamenti e schede telefoniche e agevolare, di contro, il lavoro quotidiano degli sportelli di supporto e del segretariato sociale di funzione pubblica, ad oggi totalmente sommersi dalla quantità di lavoro d’ufficio legato alla restrizione ai soli account singoli delle prenotazioni degli appuntamenti.
Infine segnaliamo che malgrado l’impegno pluriennale del Tavolo regionale di Contrasto al Caporalato permane la problematica legata ai casi di OMOCODIA e ai conseguenti CODICI FISCALI NUMERICI che vengono generati, i quali spesso restano lettera morta nella trasformazione in codici alfanumerici. Specifichiamo che dal 15 Novembre 2017, a seguito di un aggiornamento dell’applicativo VESTANET, le ricevute di presentazione delle istanze di protezione internazionale e i permessi di soggiorno per richiesta-asilo e “Dublino” riportano il codice fiscale alfanumerico di norma, superando di fatto la comunicazione del 26 Luglio 2016 dell’Agenzia delle Entrate. E tuttavia, di fronte ai non pochi casi di omocodia, il sistema continua a rilasciare in automatico il codice fiscale numerico.
La questione è tutt’altro che tecnica poiché, sebbene per la legge anche il codice fiscale numerico sia un codice fiscale a tutti gli effetti, esso comunque non consente, oggi come oggi, di poter accedere ai servizi e alle funzioni di pubblica utilità. In particolare:
1) In Italia è impossibile aprire un conto corrente con il codice fiscale numerico. E, come già detto, accedere a un conto corrente è indispensabile per firmare un contratto di lavoro. Sempre più spesso noi ci troviamo di fronte a persone che hanno trovato un lavoro regolare ma non possono concretizzarlo perché privi di conto corrente;
2) Il Codice fiscale numerico rende difficile poter accedere pienamente al Servizio Sanitario Nazionale, come nel caso dell’assegnazione di un medico di base e in particolare del pediatra di base;
3) Il Codice fiscale numerico non consente di poter accedere ai tirocini formativi promossi dalla Regione Campania anche per i richiedenti-asilo;
4) Il Codice fiscale numerico non consente di accedere ai Corsi di formazione professionale, neanche a quelli specifici per i richiedenti-asilo promossi da ANPAL e dal Ministero dell’Interno;
In questo periodo siamo riusciti a risolvere alcuni casi di omocodia accertando la residenza delle persone in questione. Purtroppo, questa prassi non è generalizzabile in quanto spesso, proprio a causa del permesso per richiesta-asilo che ha una durata di soli sei mesi rinnovabili fino alla data della commissione territoriale, i migranti non riescono a trovare contratti di affitto regolari e sono costretti a essere ospitati da connazionali o a vivere in soluzioni abitative precarie. Si tratta chiaramente di un sistema che riproduce all’infinito l’esclusione sociale, dal momento che senza codice fiscale alfanumerico non è possibile ottenere un contratto di lavoro regolare e quindi una garanzia per un affitto regolare (già difficile da ottenere proprio per la natura così precaria del PDS per richiesta-asilo).
Riteniamo quindi che occorra un sollecito approfondimento e un tavolo di confronto che riunisca Agenzia delle Entrate, Questura e Prefettura al fine di trovare una modalità comune per la risoluzione definitiva di questa problematica.
DUNQUE:
1) Permesso di soggiorno per attesa occupazione a tutte le vittime delle truffe connesse al Decreto Flussi;
2) Piena Rilevanza istituzionale della Residenza anagrafica di prossimità;
3) Costituzione di un Tavolo Interistituzionale che risolva una volta e per tutte la Questione dei conti correnti dei migranti;
4) Costruzione in ogni ambito territoriale di Centri per l’accoglienza a bassa soglia;
5) Ripristino delle Funzionalità della Piattaforma PRENOTAFACILE;
6) Risoluzione della annosa Questione dei Codici Fiscali Numerici:
Sono questi i punti specifici della nostra iniziativa del PRIMO MAGGIO.
E accanto a essi, noi mettiamo la più ferma condanna sia del Nuovo Patto Europa Asilo che delle liste dei “Paesi di origine sicura”, i quali agiscono come filtro di inammissibilità pressoché automatico. Sono dispositivi che rischiano di trasformare il diritto d’asilo in un mero processo burocratico finalizzato al rimpatrio.
Vi chiediamo di costruire su questi argomenti un confronto con la nostra Rete Sociale.
Vogliamo inoltre che il Primo Maggio, giornata istituita per commemorare le storiche battaglie per i diritti dei lavoratori, diventi uno stabile momento di riflessione e denuncia anche sulla condizione delle lavoratrici e dei lavoratori migranti.
In attesa di un Vostro positivo riscontro,
Cordialmente,
Rete Vesuviana Solidale ODV- www.retevesuvianasolidale.it
CNCA Campania – https://www.cnca.it/
RECOSOL – Rete delle Comunità Solidali ETS – https://www.comunitasolidali.org/
Cooperativa Irene95 – https://www.irene95.it/
Cooperativa Assistenza e Territorio – https://www.assistenza-territorio.it/
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Qui il video di lancio del PRESIDIO DEI LAVORATORI INVISIBILI DEL 1 MAGGIO:
Qui il Comunicato stampa per il presidio: https://www.retevesuvianasolidale.it/1-maggio-2026-presidio-dei-lavoratori-invisibili/